Convegno

La visione sistemica coinvolge un nuovo modo di pensare, in termini di relazioni, di schemi e di contesto, che porta all’emersione di un nuovo approccio alla realtà, che passa da una visione antropocentrica ad una visione biocentrica della vita: una delle intuizioni più importanti della comprensione sistemica della vita è il riconoscimento che le reti sono le caratteristiche di base dell’organizzazione di tutti i sistemi viventi, i quali operano in maniera cooperativa e simbiotica.

Nella Sala degli Svizzeri si terrà il convegno “Una visione sistemica per il futuro”, che avrà tra i relatori professori universitari, ricercatori, professionisti, imprenditori, che dimostreranno come la visione sistemica sta cambiando radicalmente l’approccio con cui cerchiamo di comprendere la vita nella sua realtà più intima e quali soluzioni possiamo adottare per superare le sfide cruciali della nostra epoca attraverso il dialogo e la cooperazione.

UNA VISIONE SISTEMICA PER IL FUTURO

Dalle ore 15 alle ore 17.30

PRIMA PARTE

Integrare complessità e processi ecologici sotto cambiamento climatico: mappe concettuali per la ricerca e la progettazione di Nature-based Solutions

Abstract

La crescente complessità ambientale degli ecosistemi terrestri riflette l’intreccio di fattori strutturali, funzionali, dinamici e informazionali che modellano i cicli biogeochimici e la resilienza ecologica (Mateos, 2024; Qin et al., 2025). In particolare, la frammentazione del paesaggio altera la connettività, amplifica i microclimi di margine e rimodella i processi del ciclo del carbonio del suolo. Evidenze globali mostrano che i bordi forestali sono mediamente più caldi degli interni e, in estate, spesso oltrepassano le soglie termiche ottimali per la produttività, con potenziali ripercussioni su respirazione del suolo, decomposizione e resilienza agli estremi (Arredondo et al., 2025; Romero-Toribio et al., 2024). Il cambiamento climatico intensifica questi gradienti attraverso ondate di calore, siccità lampo e condizioni composte caldo–aridità, che aumentano la severità, allungano i tempi di recupero idrico dei suoli e rendono più frequenti le condizioni limite per la biota del suolo. In parallelo, è emerso che i “pulse” di CO₂ indotti dalla pioggia dopo periodi secchi — particolarmente nei drylands ma rilevanti per molti climi stagionali — sono ampiamente sottostimati nei modelli (Nguyen et al., 2025) e possono alterare il bilancio annuale di carbonio. Questi feedback producono un circolo vizioso: le emissioni incrementali di CO₂ contribuiscono all’accelerazione del cambiamento climatico, che a sua volta intensifica i driver ecologici (Montoya et al., 2025).
In questo quadro proponiamo l’uso di mappe concettuali come strumento operativo per integrare complessità (interazioni multi-scala, soglie, non linearità) con indicatori misurabili (ΔT margine–interno, SWC, Rₛ, profondità di influenza del margine) e tradurre l’evidenza in criteri NbS climaticamente robusti: riconnessione e buffering per ridurre l’effetto-margine; gestione idrica e coperture del suolo per stabilizzare Rₛ; selezione di specie/trait resilienti (idraulica, profondità radicale); pianificazione adattiva con monitoraggio e cicli di apprendimento. L’allineamento ai criteri e indicatori dello Standard IUCN per le NbS fornisce una cornice verificabile per co-progettare, monitorare e scalare interventi che coniughino mitigazione (sequestro/retention del C) e adattamento (raffrescamento microclimatico, resilienza idrica) lungo gradienti di frammentazione e rischio climatico. L’approccio integrato qui proposto sottolinea l’urgenza di includere la complessità come parametro operativo nelle strategie di governance ecologica e nei modelli di gestione del territorio. Solo riconoscendo e valorizzando la natura multi-dimensionale dei sistemi socio-ecologici sarà possibile sviluppare NbS capaci di contribuire simultaneamente alla mitigazione climatica, all’adattamento e alla stabilità a lungo termine degli ecosistemi.

Prof. Marcello Vitale

Università degli studi di Roma Sapienza

Ecologo

Gli interessi di ricerca primari del prof. Marcello Vitale sono inerenti agli effetti combinati dell’ozono troposferico e dei fattori di stress ambientale sulle piante (semi-naturali e coltivate) e sugli ecosistemi forestali del Mediterraneo. Ha studiato i processi fisiologici delle piante, l’espressione dei sintomi del danno visibile all’ozono e ha usato questi dati per valutare il rischio dell’ozono troposferico sulla vegetazione forestale mediante la modellazione del flusso di ozono. Seguendo i primi approcci alla modellizzazione, il suo interesse particolare consiste nel trovare nuovi approcci metodologici non lineari basati su basi matematico-statistiche per la valutazione delle “regole” funzionali di alcuni processi fisiologici come ad es. il comportamento della conduttanza stomatica per il controllo delle relazioni pianta – atmosfera. Sono stati fatti sforzi per applicare diverse tecniche non lineari, come l’analisi del path, l’analisi delle reti neurali, i modelli di regressione non lineare, a diverse variabili fisiologiche delle piante che rispondono alla variazione di quelle climatiche e degli inquinanti atmosferici.


Influenza dei cambiamenti climatici sui patogeni delle piante in Italia

Abstract

I cambiamenti climatici, con l’aumento delle temperature e siccità ricorrenti e persistenti, stanno causando significative alterazioni nell’adattamento, nella diffusione e nell’aggressività dei patogeni delle piante, sia indigeni che arrivati da altri Paesi. Mentre solo pochi fitopatogeni sono andati incontro ad una riduzione dell’impatto, numerosi altri stanno aumentando di incidenza e gravità ed espandendo il relativo areale. Questo peggioramento è soprattutto connesso ad un maggior adattamento di patogeni alieni di nuova introduzione, ad una esaltazione dei parassiti da debolezza e alla recrudescenza di agenti patogeni invasivi, come Botryosphaeria, Cytospora e, in particolare, Phytophthora.
In futuro pertanto dovremo tenere in attenta considerazione il fenomeno, sia nella scelta delle specie vegetali o delle cultivar, sia nel contrastare la diffusione di parassiti esotici, sia nella gestione sostenibile degli impianti, ricorrendo a misure di lotta biologica e integrata, con il minimo impatto ambientale e in grado di ottimizzare la resilienza delle piante.

Prof. Naldo Anslemi

Università degli studi della Tuscia

Fitopatologo

Il Prof. Naldo Anselmi (Ficulle di Terni, 1947) è stato Ordinario di Patologia forestale all’ Università della Tuscia (VT), dove fu anche Direttore di Dipartimento e Coordinatore di un Dottorato di ricerca in Protezione delle piante. Innumerevoli programmi di ricerca e di docenza, congressi, Associazioni scientifiche, esperienze FAO e CEE lo hanno portato ad operare in una cinquantina di Paesi diversi, con la pubblicazione di circa 400 lavori sulle malattie delle piante nei vari ecosistemi forestali e ornamentali. Nell’ aprile 2019 gli è stato conferito il titolo di “Professore emerito”.
Da sempre si dedica al sociale per la salvaguardia ambientale e la Promozione civica e culturale delle comunità. È autore di un libro autobiografico “Una favola che si fa vita” (2020) e di un saggio “Vita contadina nel dopoguerra” (2021).


La logica degli insetti: lezioni di cooperazione e resilienza per un futuro sistemico

Abstract

Nell’immaginario comune gli insetti sono spesso percepiti come presenze marginali o fastidiose, eppure costituiscono la forma di vita più diffusa e resiliente del pianeta. Attraverso la lente della logica entomologica, possiamo scoprire come formiche, api, termiti e altri organismi abbiano sviluppato nei millenni modelli sofisticati di cooperazione, comunicazione e gestione delle risorse. Dalle architetture collettive alle strategie di resilienza ecologica, gli insetti mostrano come reti interconnesse e processi emergenti generino sistemi efficienti e durevoli. La presentazione propone una riflessione divulgativa su ciò che possiamo imparare osservando la natura a scala ridotta: un invito a ripensare i nostri modelli di convivenza, economia e sostenibilità alla luce delle logiche che la vita stessa ha già sperimentato con successo.

Prof. Stefano Speranza

Università degli studi della Tuscia

Entomologo

Stefano Speranza è professore di Entomologia Agraria e Forestale all’Università degli Studi della Tuscia, dove si occupa dello studio degli insetti che vivono a stretto contatto con le piante, sia quelli autoctoni sia le specie aliene invasive. Svolge il ruolo di delegato del rettore per le relazioni internazionali di Ateneo. La sua ricerca è dedicata a capire come questi insetti interagiscono con le colture e gli ecosistemi e a sviluppare metodi innovativi per monitorarli e contrastarli, riducendo l’uso di pesticidi e puntando su strategie più sostenibili per l’agricoltura, le foreste e il verde urbano. Accanto all’attività di ricerca, insegna nei corsi di laurea triennali e magistrali e segue studenti e giovani ricercatori italiani e stranieri, accompagnandoli in dottorati, master e tesi. È spesso invitato anche da università e centri di ricerca all’estero per condividere i suoi studi ed esperienze. Nel corso della sua carriera ha coordinato e partecipato a numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali dedicati alla protezione delle piante e alla lotta sostenibile ai parassiti, promuovendo anche accordi di collaborazione tra l’Università della Tuscia e importanti istituzioni di ricerca straniere. È membro del “National Biodiversity Future Center”, ha ricevuto nel 2022 un riconoscimento internazionale dal CONICET in Argentina e collabora come esperto con vari ministeri italiani. Autore di numerosi articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali, è anche accademico dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio. La sua attività si muove tra ricerca, didattica e divulgazione, sempre con l’obiettivo di favorire una gestione più attenta e sostenibile delle risorse naturali.


Il giardino storico, network tra patrimonio culturale e naturale per le comunità locali

Abstract

I giardini hanno avuto un’importanza significativa in tutta la civiltà umana. Insieme ai paesaggi agricoli e pastorali, rappresentano uno dei prodotti più rilevanti del rapporto dinamico tra gli esseri umani e il loro ambiente naturale, riflettendo i valori e le aspirazioni delle società in cui vengono creati.
Il giardino storico dovrebbe quindi essere concepito come un luogo in cui le piante che lo compongono, in relazione all’architettura in cui sono organizzate, ma anche alle specie storicamente selezionate, rappresenta una testimonianza storica degli eventi che si sono susseguiti nel tempo. In chiave contemporanea, oltre ad essere un vero patrimonio culturale de tutelare e valorizzare, possono essere visti come rifugi per specie a rischio di estinzione e quindi siti di conservazione della natura. Al loro interno si possono trovare individui monumentali di specie vegetali autoctone, ma anche esotiche, testimoni delle introduzioni legate alle prime esplorazioni botaniche.
Il giardino è generalmente definito attraverso la sua caratteristica di essere uno spazio coltivato e recintato dedicato all’uso e al piacere umano, un tema coerente con i suoi primi significati. Quindi, considerare i giardini storici come paesaggi culturali definisce la loro identità attraverso la successione di cambiamenti e adattamenti che si sono verificati, mostrando una miscela di elementi naturali e artificiali che contribuiscono al senso del luogo e alla continuità storica.

Prof.ssa Flavia Bartoli

Biologa

ISPC-CNR – Università Roma Tre

La Prof.ssa Flavia Bartoli è una biologa ambientale, ecologa vegetale e botanica applicata alla conservazione ed alla valorizzazione dei beni culturali, per lo studio del biodeterioramento causato dai microorganismi alle piante superiori. Si occupa di gestione e progettazione botanica di giardini storici e parchi archeologici, nonché di iconografia botanica e supporto ad installazioni di bioart.


Trasformare i consumi per l’abbandono tecnologicamente assistito dei combustibili fossili

Abstract

L’abbandono dei combustibili fossili è una necessità che, pur trovando generale convergenza sulle evidenze scientifiche che la impongono, non trova vera convergenza su quali percorsi ed in quali archi temporali sia da conseguire. Tipicamente, i possibili scenari assegnano un importante ruolo alla innovazione tecnologica sia per la produzione e l’accumulo dell’energia elettrica, sia per il risparmio energetico e l’abbattimento delle emissioni nell’industria altamente energivora. La International Energy Agency (IEA) ha prospettato (già nel 2020) due differenti scenari che ipotizzano, l’uno sviluppi futuri ambiziosi (‘sustainable development’ – SDS), l’altro sviluppi in linea con quelli (già allora) pianificati (‘stated policies’ – STEPS). Differenti scenari sono prospettati nel recente 6th Assessment Report (AR6) del Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC), sempre con forte ruolo discriminante assunto dal livello di sviluppo delle tecnologie per le produzioni ed i consumi energetici. Negli scenari di maggior impegno per conseguire Net Zero Emission si prevedono enormi investimenti per tecnologie ancora lontane dalla necessaria maturità tecnologica e con importanti problematiche di ingegnerizzazione: idrogeno verde, bioenergia, cattura del carbonio. Ciò nonostante, tali scenari sono valutati (e certamente sono) realistici ed in grado di contenere la necessità di un concomitante cambiamento dello stile di vita nel Nord del mondo. Scenari con maggior impegno politico e finanziario nello sviluppo di tecnologie (non solo in capo energetico) che possano rendere condivisibile su larga scala una drastica riduzione dei consumi di energia a livello sia individuale sia industriale, sono di fatto solo debolmente considerati. Nel corso della presentazione si svilupperanno considerazioni sul possibile ruolo della tecnologia per una equa e valida transizione verso stili di vita per la transizione energetica.

Dott. Michele Arturo Caponero

ENEA, dirigente di ricerca

Fisico

Michele Arturo Caponero, Dirigente di Ricerca in ENEA dove si occupa di tecnologie ottiche per la sicurezza delle infrastrutture, segue la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie idonee a favorire consenso diffuso su modelli comportamentali che conseguono la riduzione dei consumi energetici e delle risorse ambientali.


SECONDA PARTE

Territorio, ambiente, paesaggio: unità nella complessità

Abstract

TERRITORIO: “una parte della superficie terrestre secondo caratteri fisici spaziali e valore più estensivo quantitativo che intensivo qualitativo” R. Assunto

AMBIENTE: la presenza della vita sulla terra, secondo tutte le specie viventi e le loro interazioni, che si relazionano secondo lo spazio in cui l’organismo vive.
PAESAGGIO: l’insieme degli elementi naturali abitati e vissuti, la Cultura, l’Arte, la Storia.
Nelle politiche di attuazione della  sostenibilità ambientale al termine “Paesaggio” non è stata mai associata  una definizione univoca e condivisa fino alla entrata in vigore della Convenzione Europea del Paesaggio. La Convenzione considera il paesaggio come  “determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”  è la  “componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale, nonché fondamento della loro identità”.

Dott.ssa Sofia Varoli Piazza

Architetta

Sofia Varoli Piazza è architetta paesaggista Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, autore di numerose pubblicazioni fra cui “Tuscia paesaggi e giardini” Del Luca editore d’arte, 2007. Ha alle spalle esperienza didattica alla facoltà di Architettura di Roma e dal 1984/85 alla facoltà di Agraria di Viterbo con il corso in Paesaggistica, parchi e Giardini. Nel 2001 ha fondato il master di secondo livello per Curatori di Parchi, Giardini, Orti Botanici.


La gestione dei giardini storici

Abstract

La conservazione e valorizzazione dei Giardini Storici richiede di strumenti gestionali che, partendo da una conoscenza olistica del bene, permettano la creazione di programmi manutentivi operativi specifici.

Dott. Gerardo Fernández Medina

Consulente

Agronomo

Gerardo Fernández Medina nasce a Valladolid (Spagna), nel 1975. Studia presso l’ Università di Valladolid e si laurea in Ingenieria Técnica Agrícola, specializzandosi in “Hortofruticultura y Jardinería”. Durante la formazione universitaria, consegue anche l’abilitazione all’insegnamento
CAP (Corso di Adattazione Pedagogica). Tra le prime esperienze, effettua diversi interventi di ristrutturazione paesaggistica ed ambientale, soprattutto nell’ambito della valorizzazione del paesaggio agrario, e lavora nel settore della produzione vinicola e dell’agricoltura sostenibile, oltre a svolgere attività didattica in un Istituto Tecnico Agrario. Nel 2003 si trasferisce in Italia, dove realizza il Master di II livello in “Curatore di parchi, giardini ed orti botanici”, presso l’ Università della Tuscia di Viterbo. Attualmente è iscritto all’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Roma ed esercita l’attività professionale occupandosi della progettazione, della realizzazione e della gestione di parchi e giardini. Opera consulenze tecniche per il verde, imparte corsi di formazione, tanto in Italia come all’estero, e collabora con delle aziende agricole. Nel tempo libero, si dedica alla produzione di miele e di olio extra vergine di oliva. Dal gennaio 2011 è consulente per il giardino storico di Villa Medici a Roma, di cui ha realizzato il Piano di Gestione.


Preservare la biosfera a partire dall’idrosfera

Abstract

L’Europa sceglie la transizione ecologica e stabilisce con il Green Deal, l’obiettivo della carbon neutrality al 2050. Con l’intervento del dott. Angelo Consoli vedremo come si è arrivati a questo risultato e cosa ci si può aspettare per il futuro!

Dott. Angelo Consoli

Presidente del CETRI-TIRES

Direttore dell’ufficio europeo di Jeremy Rifkin

Il dott. Angelo Consoli, Presidente del CETRI-TIRES (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale) e direttore dell’Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin, è responsabile delle relazioni con la dirigenza delle istituzioni europee e organizza campagne su ambiente, giustizia sociale e diritti umani. Ha guidato la campagna che ha portato all’adozione della strategia Green Deal dell’UE nel 2019, e ha contribuito ai lavori del gruppo di studio per l’elaborazione dei principi dell’Ecologia Integrale inseriti nell’eneciclica “Laudato Si’”. È anche membro del Comitato Scientifico della Academy GrAND per la promozione delle tecnologie del Green Deal conformemente alle strategie dell’Unione Europea e mira a fornire gli strumenti necessari a programmare e attuare strategie di transizione energetica e ecologica che garantiscano la neutralità climatica a zero emissioni nette e la totale sovranità energetica.


Benessere psicologico, oggi

Abstract

Anche la psicologia si sta muovendo verso un’ottica sistemica. Parlare di benessere individuale vuol dire parlare anche di ambiente, natura, di interconnessioni molto più ampie. Negli ultimi decenni studi e ricerche hanno portato ad approfondire approcci legati al contatto con la natura (Interventi assistiti con gli animali, terapia forestale, orto terapia). L’ambiente naturale diviene un elemento facilitante e preventivo del benessere individuale e sociale, un elemento che non può e non deve più essere percepito come secondario.
L’approccio attuale è Bio-psico-sociale, la sfida di oggi richiede di vedere l’essere umano all’interno e come parte integrante dell’ecosistema: è il concetto di “One Health”. “Attraverso il paradigma «One Health» puntiamo a superare le barriere normative, riconoscendo il legame intrinseco tra la salute degli esseri umani, degli animali, delle piante e dell’ambiente”.. (https://www.efsa.europa.eu/ ).
La dimensione psicologica, quindi, unisce quella somatica, quella ambientale e sociale ponendosi pertanto, in una logica di integrazione, oggi quanto mai preziosa e indispensabile.

Dott.ssa Sofia Stazzi

Psicologa psicoterapeuta

La Dott.ssa Sofia Stazzi è una psicologa/psicoterapeuta esperta in comunicazione e gestione delle risorse umane. Da anni si occupa del benessere dei lavoratori e della valutazione dello Stress Lavoro Correlato attraverso focus group, formazione, supervisione. Lavora in un’ ottica di prevenzione e sensibilizzazione verso stili di vita più sani. Negli ultimi anni sta approfondendo il legame tra salute dell’essere umano e ambiente naturale.


La visione sistemica per il futuro

Abstract

Per affrontare le sfide più difficili della nostra epoca, dai cambiamenti climatici all’inquinamento, dalla perdita di biodiversità alle guerre, dalle crisi economiche al collasso degli ecosistemi, dalle iniquità sociali alla violenza, abbiamo necessità di un paradigma della conoscenza evoluto, che ci consenta di comprendere profondamente le complesse dinamiche della vita planetaria e di agire in sintonia con esse.
La visione sistemica ci permette di comprendere la necessità di integrare piuttosto che dividere, di monitorare i processi piuttosto che i soggetti, di analizzare e vivere profondamente l’interconnessione tra tutte le forme di vita, per poter adottare le migliori soluzioni possibili nella gestione delle risorse, ottenendo un miglioramento tangibile della qualità della vita di tutti gli esseri viventi, al fine di garantire un mondo di pace e armonia per le attuali e future generazioni.

Dott. Dario Pulcini

Progettista sistemico, giurista, imprenditore, formatore

Il Dott. Dario Pulcini è un progettista sistemico, giurista specializzato nel diritto ambientale e imprenditore. L’ambito di studio, professione e ricerca da oltre 20 anni spazia dalle filiere agroalimentari all’ecologia e all’ambiente, con particolare attenzione alla sostenibilità sociale, economica e ambientale. Lavora come consulente per imprese, istituzioni e privati nell’ambito della progettazione sistemica. Dal 2025 ha costituito Organica S.r.l. per operare nel settore ambientale in maniera sitemica, nonché offrire opportunità di lavoro di qualità alle giovani generazioni, nella convinzione che un futuro migliore possa essere realizzato solo rispettando la dignità e sostenendo i talenti dei più giovani.


PROGRAMMA